L’Iran ha dovuto lasciare gli Stati Uniti subito dopo la prima partita dei Mondiali: “Dovevamo restare fino a domani per riprenderci”. Infantino scende negli spogliatoi.
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L'Iran ha fatto il suo debutto ai Mondiali nel 2-2 contro la Nuova Zelanda entrando per la prima volta negli Stati Uniti, dove la federazione può recarsi soltanto per le partite ma non per dormire. Il ritiro è stato spostato a Tijuana, in Messico, e per la prima volta i calciatori hanno sperimentato il lungo viaggio verso lo stadio che li ha destabilizzati. In campo sono scoppiate le polemiche per l'esultanza di Mohebi, ma dopo il triplice fischio la discussione si è spostata sul piano logistico con le scelte della FIFA che non sono state ancora digerite dagli iraniani.
Nella conferenza stampa post gara il capitano Taremi e il commissario tecnico Ghalenoei hanno parlato delle difficoltà che la squadra ha dovuto attraversare prima di giocare: un viaggio durato 5 ore in tutto, allungato dai controlli all'immigrazione prima dell'ingresso negli Stati Uniti, che hanno dovuto affrontare anche subito dopo la partita senza riposarsi. Infantino è entrato negli spogliatoi per verificare la situazione, ma neanche il suo intervento ha permesso ai giocatori di sostare almeno una notte a Los Angeles per recuperare le energie. L'Iran denuncia il trattamento della FIFA sugli spostamenti Il piano logistico organizzato per l'Iran per questi Mondiali non è piaciuto ai giocatori che per la prima volta si sono travestiti da pendolari per andare a giocare una partita in California partendo da Tijuana. Non bisogna calcolare solo il tempo effettivo del viaggio, ma anche quello dei controlli all'immigrazione che ha richiesto alla nazionale cinque ore in totale: sono arrivati alla partita contro la Nuova Zelanda con molta stanchezza alle spalle per lo spostamento e sono ripartiti immediatamente dopo gli impegni con i media, anche se avevano chiesto di trascorrere una notte a Los Angeles per cercare di recuperare le energie.














