Manager della sanità “imparziali”. Che assegnano un appalto o firmano una assunzione badando solo al “merito e alle regole”. Ancora: direttori di Asl e ospedali che saranno valutati e confermati in corso d’opera se miglioreranno l’assistenza - qualità delle cure e tempi di attesa - e non solo se faranno quadrare i conti. Ecco le due mosse con cui Roberto Fico fa sentire il fiato sul collo ai manager della sanità. Sull’imparzialità dei dg è stata approvata ieri la delibera in giunta. La settimana prossima saranno estesi a tutti i manager i criteri di valutazione del loro operato introdotti nel nuovo contratto con il neo direttore del Ruggi di Salerno, nominato la settimana scorsa.

«Non ci sono più padrini politici nella sanità», va ripetendo Fico. Una missione che si traduce in atti: si chiariscono le regole di ingaggio, si ancorano i rapporti di lavoro con i direttori generali a norme precise. Tradotto: le poltrone iniziano a traballare. Ed è un percorso studiato nei dettagli. Prima di andare via, l’estate scorsa, Vincenzo De Luca aveva nominato tutti i manager sanitari. Per 5 anni. Blindando così il sistema prima dell’arrivo del successore. Fico non ha stracciato quei contratti ma non vuole le mani legate. Anzi: ha deciso subito di mettere alla prova i dg. Ieri la delibera sulla imparzialità dei manager negli appalti, nella selezione e promozione del personale. “L’obiettivo di fondo - si legge - è garantire che le decisioni delle aziende sanitarie su chi assumere, chi promuovere, a chi affidare un appalto, restino ancorate al merito e alle regole, al riparo da interessi di parte e da condizionamenti esterni”.