Biondi *
Il 26 giugno approderà nell’Aula della Camera il progetto di legge con cui, per la quinta volta, si punta a modificare il sistema elettorale. Non regole qualunque, ma le più importanti del gioco democratico. Il sistema elettorale, infatti, definisce come i voti si trasformano in seggi, ossia come è composto il Parlamento, dalla cui maggioranza dipendono la scelta del presidente del Consiglio e dell’intero governo, l’elezione del Presidente della Repubblica e dei membri di organi di garanzia come la Corte Costituzionale. Insomma, con un solo voto gli elettori prendono una posizione sia sull’indirizzo politico della legislatura, sia sull’intero equilibrio istituzionale. Eppure, mentre il tema appassiona moltissimo i politici e molto i costituzionalisti e gli scienziati della politica, probabilmente poco o nulla interessa ai cittadini. E quei pochi che se ne interessano percepiscono comunque la questione come qualcosa di altro da sé, un giochetto da palazzo.
Come dare loro torto? La lettura dei quotidiani mostra chiaramente che quasi sempre si cambia il sistema elettorale, a poca distanza dal voto, con i sondaggi alla mano, sperando di ottenerne un vantaggio, mentre il filosofo politico John Rawls ci ha insegnato da tempo che le regole eque sono quelle scritte "dietro il velo di ignoranza". Eque sono quelle regole che, depurate da calcoli di convenienza, sapremmo accettare anche senza conoscere in anticipo il beneficio che potremmo trarne. Dunque, ben vengano iniziative di informazione e sensibilizzazione, come quella organizzata a Roma il 30 giugno dal gruppo Costituzione e democrazia, perché il sistema elettorale è anzitutto patrimonio degli elettori.









