L’urgenza della destra per una nuova legge elettorale porta la corsa della riforma al suo primo traguardo. La commissione Affari costituzionali della Camera ha dato il primo via libera al testo ribattezzato “Bignami bis” (dal nome del capogruppo di Fdi a Montecitorio) che recepisce l’accordo stretto tra i partiti di maggioranza. Ora la riforma del sistema di voto – il cosiddetto Stabilicum secondo battesimo del centrodestra, Melonellum per le opposizioni – andrà in discussione in Aula da venerdì. Da luglio, in base al regolamento, l’esame potrà essere affrontato con tempi contingentati. E già in commissione è arrivata la tagliola sull’esame degli emendamenti: essendo stato stabilito il termine per il voto del mandato al relatore alle 20 è stato interrotto il voto sulle proposte di modifica e si è passati alle dichiarazioni di voto sul provvedimento. Insomma: l’imperativo è fare presto, costi quel che costi.
La riforma prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori) alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi. Se nessuno arriva a questa percentuale o la Camera e il Senato danno esiti elettorali diversi, si procede con un proporzionale puro. Il sistema prevede liste bloccate in collegi plurinominali, quindi senza preferenze. Il premio di maggioranza è ‘diviso’ in listini circoscrizionali e, in base a una modifica approvata in commissione, un candidato che figuri nel listino deve essere presente anche almeno in un collegio plurinominale della circoscrizione. E’ previsto l’obbligo (pena l’inammissibilità della lista) al momento del deposito del contrassegno, dell’indicazione del nome che verrà proposto dalla lista o coalizione al presidente della Repubblica come candidato premier e la presentazione del programma. Durante l’esame in commissione sull’indicazione del premier si è specificata la salvaguardia dell’articolo 67 che prevede l’assenza di vincolo di mandato e di quella dell’articolo 92 sulla prerogativa del capo dello Stato di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri.










