Sono giorni difficili per il rapporto tra i socialisti e la presidente della Commissione Ue von der Leyen. Il sì dell’aula di Strasburgo, mercoledì, al regolamento sui rimpatri, con i voti dei popolari e tra i cori di giubilo dell’estrema destra («Send them back», rimandiamoli indietro), ha segnato il momento forse più difficile della coabitazione tra socialisti e popolari.
Elly Schlein, a Bruxelles per il vertice dei socialisti a margine del consiglio Ue, mercoledì ha incontrato von der Leyen: più di un’ora di faccia a faccia, in cui la leader Pd ha ribadito le critiche già espresse pubblicamente per il doppio forno del Ppe che governa coi socialisti e approva le norme più indecenti con le destre. «Non è accettabile che vi siano più maggioranze dentro al Parlamento europeo», ha spiegato la leader Pd. «Non è tollerabile che i popolari inseguano l’estrema destra che intona cori razzisti in aula». «I nostri voti non sono mai da dare per scontati, dipende da cosa si discute e si vota», ribadisce Schlein.
La linea resta quella degli ultimi mesi, concordata con i socialisti a partire dallo spagnolo Sanchez: si votano solo i provvedimenti che si condividono, senza più vincoli di maggioranza con un Ppe che guarda sempre più a destra. Ma è una linea di equilibrio che i dem faticano sempre di più a sostenere. Mantenuta solo perché il timore, in caso di sganciamento, è quello di uno scivolamento ancora più a destra dell’asse europeo. In ogni caso, spiegano nel gruppo S&D, «fino a febbraio non ci sarà nessuna rottura, perché ci sono le nomine dei vicepresidenti e dei vertici delle commissioni, e non possiamo lasciare altro spazio all’estrema destra».







