Si chiude con un’assoluzione piena il procedimento a carico dei magistrati Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, coinvolti nell’inchiesta collegata al caso Eni-Nigeria. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti annullato senza rinvio la condanna a otto mesi di reclusione, stabilita nei precedenti gradi di giudizio a Brescia, con la formula “il fatto non sussiste”.

La decisione della Suprema Corte ribalta l’impianto accusatorio che aveva portato, in primo e secondo grado, alla condanna dei due pubblici ministeri per rifiuto d’atti d’ufficio, con pena sospesa.

Le origini del procedimento nel caso Eni-Nigeria

Il procedimento nasce nell’ambito del più ampio filone giudiziario legato alla vicenda Eni-Nigeria – Caso OPL 245, relativo all’acquisizione del giacimento petrolifero Opl 245. Nel corso del processo principale, conclusosi con l’assoluzione degli imputati, era emersa la contestazione relativa alla mancata trasmissione di alcuni atti provenienti da un’altra indagine condotta sul cosiddetto “falso complotto Eni”. Proprio questa vicenda aveva dato origine al procedimento a carico dei due magistrati.

La posizione della Procura generale in Cassazione