Secondo i primi accertamenti non risulterebbe attività di intrusione informatica nei sistemi di sicurezza ma si tratterebbe di fotografie scattate inquadrando i video dei monitor interni.

Dai primi accertamenti nelle indagini della Procura di Milano sul caso della chat "Ticinese Staff" con commenti sessisti e immagini di donne prese dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi di trasporto pubblico Atm, non sarebbero emerse, al momento, attività di intrusione informatica nei sistemi di sicurezza ma, a quanto risulta, si tratterebbe di fotografie scattate inquadrando i video dei monitor interni. E se così dovesse effettivamente essere, allora – al termine delle indagini, che saranno rapide – il fascicolo potrebbe essere destinato all'archiviazione.

Ma c'è da aspettare ancora prima di sapere come si chiuderà questa storia. Ad oggi le analisi sono ancora in corso, tra cui quelle sulle copie forensi dei telefoni e dei dispositivi sequestrati ai dipendenti Atm, perquisiti due giorni fa, tra cui uno indagato per accesso abusivo a sistema informatico. Le verifiche, dunque, vanno avanti, nel fascicolo coordinato dall'aggiunto Paolo Ielo e dai pm Grazia Colacicco e Carlo Enea Parodi, con accertamenti della Polizia Locale. Dopo la denuncia di Atm, l'azienda dei trasporti milanesi che ha sospeso anche i dipendenti coinvolti, la Procura, diretta da Marcello Viola, è intervenuta subito anche perché potenzialmente c'era il rischio di trovarsi di fronte a un sistema più esteso di intrusioni informatiche e di diffusione delle immagini. Cosa che, però, allo stato non ha trovato riscontri. Si tratterebbe di una chat tra sette persone: un conducente, 5 amministrativi e un pensionato tutti operativi nel deposito ticinese di Atm a Milano. Tutti i partecipanti si scambiavano messaggi anche su altro e venivano girate e commentate queste immagini ‘rubate' con fotografie dai video di sicurezza interni dei mezzi.