Confermati dalla Corte d’assise d’appello di Bari i cinque ergastoli per quattro casi di lupara bianca compiuti a Canosa di Puglia, nel nord Barese, tra il 2003 e il 2015 nell’ambito di regolamenti di conti per il controllo del mercato della droga. I giudici hanno respinto l’appello degli imputati confermando la sentenza emessa dalla Corte d’assise di Trani il 26 gennaio 2024. Si tratta dei presunti autori e mandanti arrestati nel novembre del 2021.
Degli imputati, Sabino Carbone, di 45 anni, è stato condannato all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per tre anni per gli omicidi di Sabino D’Ambra, scomparso il 14 gennaio 2010, di Giuseppe Vassalli, scomparso il 18 agosto 2015, di Sabino Sasso e Alessandro Sorrenti, di cui si sono perse le tracce il primo dicembre 2003; Daniele Boccuto dovrà scontare il carcere a vita con isolamento diurno per 18 mesi per l’omicidio e la distruzione di cadavere di Vassalli, reati commessi con le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso; ergastolo anche per Cosimo Damiano Campanella, di 86 anni, con isolamento diurno per un anno per l’omicidio di Sabino D’Ambra; carcere a vita e isolamento diurno per due anni e due mesi per Cosimo Damiano Campanella, di 44 anni, nipote omonimo dell’86enne considerato in concorso responsabile degli omicidi D’Ambra, Sasso e Sorrenti; è stata inflitta la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi anche per Cosimo Zagaria, di 42 anni, per l’omicidio Vassalli.











