Sette segretari regionali in una stanza, un documento che parla di unità, e la sensazione che qualcosa di imbarazzante sia stato sepolto appena sotto la superficie. Il centrodestra siciliano si è riunito a Palermo e ha fatto quello che i partiti fanno quando perdono: ha scritto che bisogna stare più uniti.

Al tavolo c'erano Nino Minardo per Forza Italia, Luca Sbardella per Fratelli d'Italia, Nino Germanà per la Lega, Marianna Caronia per Noi Moderati, Fabio Mancuso per Grande Sicilia, Decio Terrana per l'Udc e Carmelo Pace per la Democrazia Cristiana. Il vertice era stato convocato da Minardo - che ieri aveva già precisato che l'agenda sarebbe rimasta strettamente circoscritta alle ultime amministrative - e i lavori si sono svolti attorno a quell'unico tema, almeno formalmente.

Il documento finale, diffuso a vertice concluso, non gira intorno alla sostanza: «Non possiamo ignorare il messaggio che arriva dalle urne, sarebbe un errore fingere che questo problema non esista o negare che gran parte della responsabilità vada attribuita all'esserci presentati divisi in tante realtà locali». Una frase che vale un'intera stagione di candidature litigiose, di accordi saltati all'ultimo, di veti incrociati che hanno consegnato alla sinistra città che il centrodestra considerava già proprie.