Il 75,5% delle imprese vuole mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale quadro regolatorio europeo. Otto aziende su 10 indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali. Permane un forte disallineamento tra imprese e politica: il grado di condivisione sulle priorità della transizione sfiora il 51%; è soprattutto la complessità norma tiva a ridurre l’efficacia delle scelte fatte. Quasi il 60% delle imprese ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell'energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite. Nonostante "l'imprevedibilità dell'attuale quadro regolatorio europeo", il 75,5% delle aziende ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità e il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche esg negli ultimi tre anni.

È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 - "Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile" - realizzato da The European House-Ambrosetti in collaborazione con Erion, presentato in occasione del Forum Erion 2026 presso il Palazzo della Cancelleria a Roma. Emerge che la transizione sostenibile rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Non solo come risposta alle sfide ambientali, ma anche per guadagnare maggiormente e in maniera più stabile. Tuttavia, emerge un forte disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e un'eccessiva complessità normativa che compromette l'efficacia delle azioni.