La sostenibilità resta al centro delle strategie aziendali, ma il divario tra ambizioni dichiarate e azioni concrete continua ad allargarsi. È il quadro che emerge dalla quarta edizione dello studio “A World in Balance 2025: Unlocking resilience and long-term value through environmental action”, realizzato dal Capgemini Research Institute.
L’indagine ha coinvolto 2.146 dirigenti senior di 716 aziende con ricavi superiori al miliardo di dollari in 13 Paesi, inclusa l’Italia, oltre a un campione di 6.566 consumatori. Il risultato è una fotografia che riflette le contraddizioni della sostenibilità nel mondo corporate: da un lato, oltre otto aziende su dieci (82%) prevedono di aumentare gli investimenti ambientali nei prossimi 12-18 mesi, dall’altro appena una su cinque (21%) ha elaborato piani di transizione dettagliati, con obiettivi intermedi e chiara allocazione di capitale.
In Italia il quadro mostra luci e ombre: l’84% ha confermato i propri obiettivi net zero senza modifiche ai tempi di realizzazione, un dato sotto la media globale del 92%. Allo stesso tempo, il 76% dei manager italiani considera la sostenibilità una leva chiave di future-proofing, cioè di protezione del business nel lungo periodo. Tuttavia, come altrove, resta evidente la difficoltà a tradurre le strategie in azioni concrete: solo il 38% delle imprese ha aggiornato le proprie infrastrutture per renderle resilienti al clima, il 31% ha delocalizzato la produzione in aree meno vulnerabili e il 26% ha riprogettato prodotti e processi.






