Le tecnologie quantistiche stanno uscendo dalla sola dimensione della ricerca e stanno entrando in una fase di competizione industriale tra grandi aree geopolitiche. L’Europa ha costruito una base scientifica solida, ma resta indietro nella capacità di trasformarla in investimenti, brevetti e imprese. Per l’Italia, l’arrivo di IonQ segnala che esiste uno spazio per attrarre capitali e rafforzare un ecosistema industriale prima che il mercato si consolidi

Le tecnologie quantistiche stanno entrando nella stessa traiettoria già vista con l’intelligenza artificiale. Una fase dominata da ricerca e sperimentazione si sta trasformando in competizione tra Stati. Usa, Cina ed Europa guardano al quantum come a un insieme di tecnologie capaci di incidere su calcolo, comunicazioni, sicurezza, sensori e applicazioni scientifiche. Per l’Europa e per l’Italia, il rischio è arrivare alla fase industriale con buone competenze scientifiche, ma con minore capacità di attrarre capitali, generare brevetti e costruire imprese.

Il divario europeo

In questo quadro assumono peso le parole del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto a Roma a un evento organizzato da IonQ presso l’ambasciata degli Stati Uniti. Urso ha richiamato una differenza che aiuta a leggere la posizione europea. L’Europa ha investito oltre 11 miliardi di euro nelle tecnologie quantistiche negli ultimi cinque anni, più degli Stati Uniti sul fronte del finanziamento pubblico. La distanza emerge quando si guarda al mercato. Gli Usa attraggono il 44% degli investimenti globali nel settore, contro il 12% europeo, e detengono il 23% dei brevetti mondiali, contro il 6% dell’Europa. Numeri che descrivono una fragilità industriale, perché la ricerca pubblica crea basi scientifiche e competenze, mentre il vantaggio competitivo si costruisce quando quelle basi diventano proprietà intellettuale, applicazioni e capacità produttiva. È il passaggio che l’Europa deve rafforzare per evitare di accumulare una nuova distanza tecnologica.