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Deloitte

I colori e i disegni immaginati da Cosimo Fanzago tornano a splendere dopo secoli di usura. È stato completato il restauro integrale del pavimento marmoreo della Cappella del Tesoro di San Gennaro, un intervento senza precedenti che, per la prima volta nella storia del monumento, ha interessato l’intera superficie del prezioso tappeto di tarsie che caratterizza uno dei luoghi simbolo della città. Il restauro, durato otto mesi e finanziato dalla Fondazione Deloitte, restituisce al pubblico un patrimonio artistico di straordinario valore e prepara la Cappella alle celebrazioni del 2027, quando ricorreranno i 500 anni dalla fondazione della Deputazione di San Gennaro, l’istituzione incaricata di promuovere il culto del Santo e custodirne le reliquie e il Tesoro. Il restauro è stato presentato alla presenza dei rappresentanti del Comune di Napoli, della Soprintendenza ABAP, della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro, di R.O.M.A. Consorzio e della Fondazione Deloitte. “Fin dalla sua nascita, Fondazione Deloitte ha individuato nel sostegno alla cultura e ai beni culturali uno dei suoi ambiti di intervento prioritari - spiega il presidente della Fondazione, Guido Borsani - Questo è uno dei progetti di maggiore rilievo mai realizzati, data la straordinaria importanza del bene coinvolto. La Cappella di San Gennaro non è soltanto un luogo dal profondo significato per i napoletani, ma un autentico gioiello architettonico e storico-artistico di valore nazionale che merita di essere preservato e valorizzato”. Un esempio concreto di collaborazione tra pubblico e privato nella tutela del patrimonio culturale. “Senza il contributo della Fondazione Deloitte non avremmo potuto sostenere una spesa così importante - sottolinea Mariano Bruno, deputato della Cappella del Tesoro di San Gennaro -. Parliamo di un intervento del valore di circa 200 mila euro”. Il recupero si inserisce in una fase particolarmente favorevole per la città. “L’iniziativa coincide con un momento significativo per Napoli, che si prepara a una crescente esposizione internazionale anche in vista della prossima America’s Cup”, aggiunge Bruno. Sempre più forte, infatti, appare il legame tra il culto di San Gennaro e il turismo cittadino. Un fenomeno evidenziato anche dall’assessora al Turismo del Comune di Napoli, Teresa Armato: “Questa Cappella e il Duomo rappresentano un punto di riferimento per i visitatori. Nel weekend di San Gennaro del settembre 2025 abbiamo registrato oltre 580 mila presenze in città, con un interesse straordinario legato al prodigio dello scioglimento del sangue. È un legame fortissimo che continua ad attrarre persone da tutto il mondo”. Dietro il risultato finale si nasconde un lavoro complesso. L’intervento è stato progettato da Giuseppe Giordano, avviato sotto la sua guida e successivamente portato avanti sotto la direzione tecnica di Maria Alessandra Risolo e quella operativa di Melina Pagano per R.O.M.A. Consorzio. Le operazioni hanno riguardato la pulitura delle superfici, la rimozione di stuccature incongrue, il consolidamento dei marmi, il reintegro di alcune tarsie e la protezione finale del pavimento mediante cere microcristalline. Tutto senza interrompere le visite e le attività della Cappella. Proprio la necessità di mantenere aperto uno dei luoghi più visitati di Napoli ha rappresentato una delle principali sfide del cantiere. “Alcune tarsie, a causa del continuo calpestio, si erano ridotte a uno spessore di appena due millimetri”, ha spiegato Barbara Balbi, funzionaria restauratrice della Soprintendenza Abap per il Comune di Napoli. “La durata dei lavori è stata influenzata anche dalla necessità di contingentare gli interventi, svolti in contemporanea con le visite. Insieme alla Deputazione non abbiamo mai preso in considerazione l’ipotesi di chiudere la Cappella: è uno dei luoghi più iconici della città”.