La storia di Toy Story da sempre è quella del contrasto tra il nuovo e il tradizionale: il giocattolo moderno Buzz, che parla di spazio e tecnologia, è potente, sa fare mille cose e sembra infallibile; contro quello tradizionale, il cowboy Woody di pezza, pieno di esperienza e spaventato da qualcosa che potrebbe sostituirlo. Fu il primo film della Pixar e in controluce raccontava anche la storia di una tecnologia di animazione nuova (quella al computer) che arrivava a catturare l'interesse dei milioni di Andy del mondo, e dell'animazione tradizionale, spaventata all'idea di essere sostituita. Quel cartone alla fine diceva che non c'era da avere paura, Woody e Buzz potevano convivere.Da lì in poi la visione della tecnologia della Pixar è sempre stata questa: una società che racconta storie in cui tutto ciò che è tecnologico non è il male, e in un caso addirittura (Wall-E) è più emotivo e umano degli esseri umani. Ora proprio Toy Story torna a raccontare l'arrivo di una nuova realtà tecnologica, quella digitale: un tablet nella vita della bambina protagonista che, proprio come Buzz trentun anni fa, minaccia di prendere il posto dei giocattoli tradizionali. Sa fare mille cose e soprattutto cattura la sua attenzione. Quando nel primo film Andy giocava con Buzz e ne diventava ossessionato, tanto che tutta la sua camera si riempiva di oggetti e arredi di Buzz Lightyear, non era un male, era una normale alternanza. Ora l'arrivo dei giochi digitali è il male.DisneyNon ci sono mezzi termini: Toy Story 5 è un film terrorizzato dall'effetto degli schermi sui bambini e dalla socialità online. Tanto che la storia, per la prima volta, è sulla bambina Bonnie quanto sui giocattoli, cioè racconta la personalità di Bonnie, i suoi timori, i suoi problemi a socializzare, le ansie dei genitori, i rapporti con le altre bambine come se fossimo in Inside Out. Poi ovviamente c’è anche una trama che riguarda Jessie, Woody e Buzz indaffarati nel supporto di Bonnie e contro Lilypad, il tablet che la connette ad altre bambine ma senza darle gioia. Non è uno spoiler dire che anche qui l'obiettivo è l'armonia e l'inclusione di tutti; la differenza dal solito la farà il fatto che la tecnologia, per essere inclusa con gli altri giocattoli e non fare male, deve rinunciare a tutto il suo specifico e comportarsi come un giocattolo qualsiasi.Era stato Andrew Stanton, il più autore tra gli autori della Pixar, a ideare la storia di quel film insieme a Pete Docter e John Lasseter. Stanton avrebbe poi scritto e diretto anche altri film tra cui Alla ricerca di Nemo e Wall-E, e dopo un lungo periodo lontano dai cartoni è tornato ora per girare Toy Story 5. La cosa si nota perché insieme a Stanton tornano molti dei suoi temi, dal fatto che i personaggi devono tornare da un altrove che sembra remoto (l'acquario di Nemo o la pompa di benzina del primo Toy Story) all'incontro con alcuni simili resi pazzi dall'isolamento (i pesci da acquario in Nemo).DisneyMa non può essere più la stessa cosa. La serie Toy Story è profondamente cambiata dopo il finale del terzo film, momento in cui sarebbe stato perfetto chiuderla. È sempre stata sentimentale ma ora è diventata smaccatamente sentimentale, e molto più focalizzata sugli umani. E per quanto Toy Story 5 sia un film molto carino, a tratti commovente e in generale divertente, non è più quella cosa che è sempre stata perché la Pixar in generale, non è più la stessa. Anche tutti i giocattoli di Andy, che sono sempre stati un coro cruciale, col loro carattere pessimo, la costante paura di tutto, il complottismo e gli umori a cui basta pochissimo per cambiare, sono qui marginalizzati. Non hanno grande peso nella storia, che preferisce sostituirli con un'altra serie di giocattoli di un'altra bambina.Cade così anche un'altra idea che era sempre stata dentro Toy Story: il fatto che fossero storie socialiste, le uniche forse fatte da un grande studio americano. Al contrario degli altri film statunitensi, i protagonisti di Toy Story non lottano mai per sé o per i propri cari, non c'è individualismo ma la ricerca di un miglioramento delle condizioni per tutti i propri pari. Scappare da un asilo ma tutti insieme, scappare da un negozio ma tutti insieme, tornare nelle grazie di Andy ma tutti insieme, e via dicendo. Certo il padrone, cioè il bambino, è sempre amatissimo e giusto, ma queste erano storie di classe operaia che fa il grosso del lavoro con poco riconoscimento e molte difficoltà, e che sa che se rimane unita può conquistare ogni cosa. Ora non c'è nemmeno più questo, è un cartone generico divertente e ben fatto.