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Chi segue canali o pagine che si occupano di cibi fermentati e salubrità alimentare potrebbe essersi imbattuto nell’immagine di un creatore di contenuti che maneggia un composto marrognolo, gelatinoso e a forma di disco. Si chiama SCOBY (acronimo di symbiotic culture of bacteria and yeast) ed è la colonia di batteri e lieviti che rende possibile produrre la kombucha, una bevanda ottenuta dalla fermentazione del tè zuccherato.

Negli Stati Uniti la kombucha ha ottenuto una certa notorietà a partire dagli anni Dieci del Duemila, quando diventò una bevanda di culto per migliaia di salutisti. Inizialmente fu associata soprattutto alla cosiddetta sottocultura hipster, caratterizzata da un forte interesse per prodotti artigianali e “alternativi” rispetto alla produzione industriale, come le birre IPA, i caffè specialty e, appunto, le bevande fermentate. Oggi è un prodotto di largo consumo a tutti gli effetti, e si trova facilmente nelle grandi catene di supermercati.

In Italia invece la diffusione della kombucha è ancora molto circoscritta: è possibile trovarla solo nei supermercati e in alcuni bar delle grandi città, come Milano o Roma. La bevanda però ha ottenuto una notevole esposizione su social network come TikTok e Instagram, dove è possibile trovare decine di tutorial che spiegano come farsela in casa.