LIVORNO. «Il vino vive un momento complesso con consumi e vendite in calo. Ma le grandi denominazioni non devono impolverarsi. So che è spaventoso investire quando si pensa che tutto vada male, ma è proprio oggi che bisogna fare scelte audaci. Il mondo è dominato dagli imprenditori, e l'imprenditore è colui che prende decisioni che possono sembrare impopolari, ma che guardano al futuro». L’input arriva da Cristina Mercuri, 43 anni, pisana trapiantata a Milano, prima donna italiana a conquistare il titolo di Master of Wine, uno dei riconoscimenti più prestigiosi e selettivi del settore. Ex avvocata specializzata in fusioni e acquisizioni, ha lasciato una carriera già avviata per seguire la passione per il vino, trasformandola in un progetto imprenditoriale di successo con il Mercuri Wine Club, accademia internazionale dedicata alla formazione e alla consulenza. Disciplina, studio e determinazione sono stati gli ingredienti del suo cambio vita, diventato anche un esempio di come si possano superare stereotipi e pregiudizi di genere. A Livorno, ospite di un incontro promosso dal Comune e organizzato dalle presidenti delle commissioni Pari opportunità e Lavoro, Francesca Cecchi e Francesca Castellani, Mercuri ha raccontato il suo percorso, spiegando come affrontare la crisi del vino con coraggio e indicando le tendenze e le etichette da mettere nel calice dell'estate. Una carriera che può riassumersi in tre parole: cambio vita, riscatto e orizzonti. Partiamo dalla prima, il cambio vita, un tema molto attuale. Come è maturata la scelta di dare una svolta alla sua professione?«È stato un processo lungo. Intorno al 2013 avevo già cambiato diversi studi legali e specializzazione, avevo cercato di farmi piacere una professione che sulla carta era perfetta. Continuavo a dirmi: "Cristina, pensaci bene. Hai costruito tutto questo, prova a fartelo piacere". Ma dentro di me c'era qualcosa che non funzionava. La mattina mi svegliavo profondamente annoiata. Non era stanchezza fisica, perché lavorare tanto non mi affatica. Era una stanchezza mentale. A quel punto mi sono chiesta: che cosa mi piace davvero? La risposta è stata: il vino. Mi era sempre piaciuto studiarlo. Tutto è iniziato quasi per gioco. Guardavo una rubrica televisiva in cui un sommelier raccontava il vino con termini molto ricercati, tecnici. Io mi arrabbiavo perché il messaggio non era chiaro. Ascoltavo e mi domandavo: "Ma che cosa sarà mai questo sentore di rosa acerba del Madagascar?". E allora mi sono detta: adesso il vino lo studio sul serio. All'inizio era una sfida personale, poi è diventata una passione e infine un progetto. Per un periodo ho vissuto una doppia vita. Di giorno facevo l'avvocata, la sera organizzavo piccoli eventi di degustazione a casa mia a Milano. Dormivo poco, studiavo tantissimo. Nel 2015 la svolta: "Ci provo". Ho lasciato il lavoro e nel 2016 mi sono ritrovata senza stipendio, senza contatti nel settore e senza alcuna certezza. Però avevo una gioia enorme: davanti a me c'era un nuovo inizio. Ho concluso il diploma WSet e, piano piano, ho iniziato a raccogliere quello che avevo seminato». Parliamo di riscatto. Margherita Hack diceva: "Le donne devono giocare la loro partita senza sentirsi inferiori". Quella del vino resta una sfida importante, in un settore ancora prevalentemente maschile. Come si superano i pregiudizi e quanto scavalcarli l'ha aiutata a raggiungere i suoi traguardi?«Sicuramente i pregiudizi sono stati l'ostacolo più grande. Non è facile confrontarsi con misoginia e maschilismo. All'inizio ci rimanevo male. La mia reazione è stata studiare ancora di più. Molte donne fanno così: raddoppiano le competenze per diventare inattaccabili. Quando ho iniziato non conoscevo nessuno nel settore. Ricordo un episodio molto emblematico. Mi avevano chiamata per condurre una masterclass per una grande azienda di gioielli. Quando ho dato la disponibilità mi sono sentita rispondere: "No, ma tu sei una donna. Non c'è bisogno di una donna, serve un uomo". Sono episodi che fanno male. Oggi però la vivo diversamente. Signori, io sono Master of Wine. Se qualcuno non comprende che cosa significhi questo titolo, non è un problema mio. È un problema di superficialità altrui». La formazione ci porta a un altro tema importante: quello del bere consapevole. Oggi si assiste a un apparente paradosso: da una parte si beve meno, dall'altra esistono ancora fenomeni di abuso soprattutto tra i più giovani. Come vede questo scenario?«Spesso si dice che i giovani non bevono più vino, ma i dati raccontano una realtà più sfumata. I ragazzi sono curiosi, vogliono capire, conoscere i processi produttivi e le storie che stanno dietro a una bottiglia. Quando si spiega loro come nasce un vino, come funziona un appassimento o quali sono le scelte del produttore, si appassionano. Sono delle spugne. Amano molto l’Amarone, tanto per rispondere a chi dice che i rossi sono in crisi. C'è poi anche un tema economico. Un ragazzo spesso ha una capacità di spesa limitata. Se acquista una bottiglia economica e la trova mediocre, difficilmente tornerà al vino. Ecco perché chiedo sempre al settore di pensare anche a prodotti di ingresso ben fatti, accessibili, che possano avvicinare le nuove generazioni. Dobbiamo imparare a comunicare con il loro linguaggio, utilizzare i social, essere più diretti e autentici. D’altro canto, bere consapevole significa anche sapersi fermare, alternare il vino all'acqua e scegliere quando bere. Anch'io, per esempio, bevo soprattutto nel fine settimana a alterno vino a drink no alcol: i NoLo sono una nicchia, ma in ascesa. È una questione di equilibrio». E il momento degli orizzonti. Ce li costruiamo noi o li incontriamo lungo il cammino?«Credo che ce li costruiamo noi, ma è anche vero che prendono forma grazie agli stimoli che incontriamo. La mia personalità è quella di una donna molto ambiziosa, ma anche molto disciplinata. Questo lo devo molto a mia madre e a mia nonna. Il mio orizzonte è continuare a lavorare, crescere, migliorare le cose che mi circondano e contribuire a creare valore». Lei è nata in Toscana, una terra simbolo del vino italiano. Come vede il futuro del vino nella regione e, più in generale, in Italia?«La Toscana gode sicuramente di uno stato di salute migliore rispetto ad altre zone. È dominata da grandi denominazioni come Bolgheri, Montalcino e Chianti Classico, che sono fondamentali soprattutto nei mercati emergenti. Ma la Toscana è molto di più. Abbiamo la Vernaccia di San Gimignano, il Vermentino lungo tutta la costa, i bianchi delle Terre di Pisa e tante produzioni anche spumantizzate che rispondono perfettamente alle nuove esigenze dei consumatori, che cercano vini più freschi, più salini, più immediati. Credo molto nel lavoro di squadra tra territori e denominazioni. Non è semplice, perché ogni realtà ha le proprie peculiarità, ma fare sistema significa rafforzarsi. Oggi nel mondo del vino servono scelte coraggiose. L'imprenditore, in fondo, è colui che sa prendere decisioni apparentemente impopolari guardando però al futuro. E il vino deve continuare a raccontarsi e guardare avanti». Che cosa berremo questa estate?«I vini che io definisco leggiadri. Per l'estate vedo protagonisti sicuramente i bianchi, i rossi più leggeri e gli spumanti. Penso molto alla Vernaccia, una denominazione storica che sa offrire sia vini immediati e piacevoli sia interpretazioni più complesse e profonde». Natalia Ginzburg, grande intellettuale antifascista, diceva che nella vita ciò che conta sono coraggio, generosità e affetto. Quali sono i valori che contano nella sua vita?«Coraggio, gentilezza e onestà». Al termine dell'incontro è intervenuta Silvia Viviani, assessora all’Urbanistica del Comune di Livorno, che ha consegnato a Mercuri un riconoscimento da parte dell'amministrazione comunale per il traguardo raggiunto come prima donna italiana a ottenere il titolo di Master of Wine, esempio di impegno, competenza e determinazione.
Cristina Mercuri: “Le denominazioni del vino non devono impolverarsi, servono investimenti”
La prima donna Master of Wine italiana premiata a Livorno per “l’impegno e la competenza”: «Questa estate berremo calici leggiadri: bianchi, in particolare ved…








