La remigrazione, se assunta in senso giuridicamente corretto, non indica una formula emotiva né una rivalsa identitaria, bensì il ritorno, volontario o coattivo secondo legge, dello straniero privo di titolo per entrare o permanere nel territorio della Repubblica, dopo un accertamento individuale, motivato e sindacabile, nel rispetto della dignità della persona, del diritto d’asilo, del divieto di respingimento verso Paesi nei quali sussista un rischio effettivo di persecuzione o di trattamenti inumani e delle garanzie costituzionali poste a presidio della libertà personale.

Come era prevedibile, la grandissima parte dei media italiani ieri ha riportato con grande entusiasmo alcune frasi che il pontefice ha dedicato alla remigrazione, rispondendo fugacemente a una domanda sul tema che gli è stata posta mentre usciva da Castel Gandolfo. «Non mi sembra una risposta cristiana», ha detto Prevost.

L’Europa cambia, ed è l’Italia a invertire la rotta. Sulle politiche migratorie con l’approvazione del nuovo regolamento per i rimpatri dell’Unione europea passa infatti la linea Meloni. Con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, il Parlamento europeo ha dato il via libera a uno dei pilastri del Patto migrazione e asilo entrato in vigore lo scorso 12 giugno.