“La Sette è la tele anti-telemeloni”, proclama compiaciuto Enrico Mentana, anchorman navigato, ben noto per il suo pregresso in Mediaset e – recentemente – per aver stigmatizzato l’uso del termine “genocidio” riferito alla mattanza in Gaza. Sicché tutto lascia immaginare che il suo anti-melonismo (non propriamente eroico, con una premier azzoppata dall’esito referendario del 22 marzo) si tradurrebbe nell’emergere di una alternativa soft all’attuale destra alla vaccinara, nostalgica e revanscista, che ha perso lo slancio (in Germania gira da mesi un neologismo politico in cui “Meloni” simboleggia un estremismo giunto al potere, che dimentica le promesse fatte: rimpatri di immigrati, difesa dell’identità etnica, protezionismo economico, etc.). Dunque, un’altra destra, più benevola nel perseguire legge-e-ordine ma altrettanto funzionale nel bloccare i disturbatori degli equilibri sociali vigenti. L’ex Die Linke tedesca Sara Wagenknecht ne parla come di un neo-liberismo attento ai diritti civili, quanto sordo a quelli politici (democrazia presa sul serio) e sociali (lotta alle disuguaglianze).
L’ennesima operazione trasformistica e mistificatoria che lo scafato Enrico di lungo corso non espliciterà mai. A differenza della sua interfaccia serale – con Lilli Gruber, madrina dello spazio cult “Otto e mezzo” – in cui la missione perseguita insistentemente dalla padrona di casa risulta quella di far riconoscere, a un quartetto di ospiti a rotazione, il principio apodittico che la premier sta mostrando la corda nelle trasformazioni in atto, sia a livello nazionale che internazionale. Seppure un contesto di non facile decifrazione, che mette a dura prova la boccheggiante conduttrice e le sue categorie analitiche burocratico-semplificatrici, riproposte come articoli di fede; nonostante le periodiche sfuriate di Massimo Cacciari, insofferente della doccia di banalità a cui è sottoposto dalla sua imperterrita intervistatrice: il femminismo delle quote rosa, il politicamente corretto, l’antifascismo labiale e – ultima ma non ultima – la mitica meta agognata di un salvifico Campo Largo.






