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Enrico Mentana non è tipo da girarci intorno. Dal palco della quindicesima edizione del Festival della Tv di Dogliani, intervistato dalla giornalista Mia Ceran, il direttore del telegiornale di La7 ha detto quello che in molti pensano ma in pochi osano affermare pubblicamente: la rete che lo ospita si è trasformata, negli anni, in un presidio televisivo sistematicamente critico nei confronti del governo in carica. Una scelta editoriale precisa, che ha pagato in termini di ascolti, ma che solleva interrogativi sulla pluralità dell'informazione. Il ragionamento di Mentana parte dai numeri. Nell'arco di un anno, i talk show serali di La7 avrebbero ospitato le principali figure dell'opposizione — Elly Schlein e Giuseppe Conte — circa un centinaio di volte ciascuna, mentre esponenti del centrodestra come Guido Crosetto sarebbero comparsi appena due volte. Un indicatore, secondo il giornalista, di come la rete abbia scelto di rivolgersi a un pubblico già orientato, piuttosto che cercare il confronto tra sensibilità diverse. "Un elettore di centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa", ha dichiarato senza mezzi termini. E ancora: "Non vedo più trasmissioni in cui tutti gli ospiti si sentono a casa: qui uno si sente a casa, l'altro in trasferta; uno in poltrona e l'altro sui carboni ardenti."