Sabato scorso ad Accordi & Disaccordi faceva spettacolo nello spettacolo l’espressione attonita di Paolo Mieli, mentre almanaccava confusi ragionamenti per contestare la denuncia di Marco Travaglio a inizio trasmissione: l’apparizione da qualche anno di un ossimoro personificato, quale quello de “l’ebreo fascista”. Affermazione che vanifica le operazioni di depistaggio vittimistico con cui la grancassa mediatica di Gerusalemme/Tel Aviv insiste nell’occultare la mutazione genetica avvenuta nella psiche dello Stato d’Israele, riflessi condizionati compresi; e in larga parte delle comunità etniche-religiose sparse per il mondo, che a quello Stato fanno riferimento: dall’uso terroristico del termine “antisemita” per chi osa criticare una politica (quando i reali “antisemiti” sono i massacratori dei veri “semiti” – i palestinesi – mentre per via della Diaspora israeliani e israeliti sono il risultato mestizo di bimillenari incroci matrimoniali) al piagnisteo sull’assedio islamico, che metterebbe a repentaglio l’esistenza dell’unica presunta democrazia mediorientale protetta dal più formidabile apparato bellico in circolazione.
Una ricostruzione illusionistica della realtà da cui non è esente la vicenda che ha scatenato il genocidio di Gaza: il pogrom del 7 ottobre 2023 ad opera dei miliziani di Hamas, con il massacro di 1.200 tra i partecipanti al rave party indetto ai confini della striscia di Gaza durante la festa della Simchat Torah e i kibbuzini dell’insediamento meridionale presso Re’Im. Tragedia di cui alcuni aspetti rimangono misteriosi: perché nei giorni precedenti l’esercito israeliano aveva sospeso il presidio di quel confine critico e il Mossad, solitamente ben informato sui movimenti del terrorismo islamico, era stato colto di sorpresa mentre venivano autorizzati eventi pubblici di massa in una zona altamente esposta? Fatto sta che il vero beneficiato della strage risulta il premier Benjamin Netanyahu, per l’opportunità (insperata?) di sfuggire alle grinfie della Giustizia del suo Paese, che cerca inutilmente di portarlo a processo per crimini infamanti.








