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Ultimo aggiornamento: 15:21

In un’intervista a un quotidiano nazionale dello scorso luglio, il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, mi ha definito antisemita dopo un intervento sul mio blog de Il Fatto Quotidiano e un video sul mio canale YouTube. Qual è stata la mia “colpa” per ricevere una tale offensiva definizione? Aver semplicemente detto che a mio parere il silenzio della Comunità ebraica italiana su Gaza è complicità.

Questo basta, secondo lui, per essere bollati come antisemiti. Si tratta di una truffa semantica finalizzata a definire antisemiti chiunque osi criticare l’orrore che sta compiendo Israele. L’obiettivo è spegnere il dissenso e le critiche contro uno Stato che – a detto dei più grandi giuristi internazionali – sta commettendo un genocidio. Io a questo ricatto non ci sto ed ho querelato tale individuo. L’ho fatto anche perché troppi vengono accusati e diffamati con tale ignobile etichetta semplicemente perché sostengono la causa palestinese.

Inoltre, ad esclusione di alcune lodevoli eccezioni, non mi risulta che la comunità ebraica italiana abbia preso una posizione netta ed evidente sull’orrore in corso. In tutto il mondo comunità ebraiche si sono dissociate pubblicamente da ciò che sta compiendo il governo Netanyahu; in Italia prevale il silenzio.