“Non era un interventista. Sapeva però che la politica è nella vita del nostro Paese, contava e conta anche per lo sviluppo e per il tipo di società che nel bene o male si andava a disegnare. Ha garantito al Presidente Berlusconi anche una certa attenzione e un certo favore da parte di tutte le organizzazioni cattoliche che avevano bisogno di un riferimento”. Conversazione con il già direttore del Tg1 e del Giornale.

“Difendeva i valori cattolici, ma col dialogo e senza dimenticare la propria identità: da questo punto di vista posso dire che, con tutto il rispetto per i presenti, l’assenza di un Ruini si sente”. Augusto Minzolini, già direttore del Tg1 e del Giornale, sceglie questo concetto, a metà strada tra fede e politica, per ricordare il cardinale Camillo Ruini. E lo fa riportando le lancette dell’orologio ad un passaggio nevralgico della storia politica italiana, quando in un batter di ciglia il partito che per decenni aveva governato l’Italia e incarnato il ruolo di punto di riferimento della Chiesa, ovvero la Dc, venne spazzato via da Tangentopoli.

Direttore Minzolini, la sua esperienza professionale è coincisa tra le altre cose anche con l’epoca di Ruini, a cavallo tra la prima e la seconda repubblica. Qual è il ricordo più intenso che le viene in mente?