Non esiste una sanità sostenibile senza una diffusa cultura della prevenzione. È stato questo il filo conduttore emerso durante la sessione pomeridiana di ieri di «Economia in Movimento». L’incontro - moderato dal direttore della «Gazzetta», Mimmo Mazza - ha evidenziato come investire sulla prevenzione non rappresenti soltanto una scelta sanitaria, ma anche una strategia economica capace di garantire sostenibilità al sistema.

Ad aprire il dibattito è stato Francesco Schittulli, presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che ha richiamato la necessità di trasformare la prevenzione in un vero e proprio stile di vita. «Oggi conosciamo le principali patologie che colpiscono la popolazione: cardiovascolari, respiratorie, tumorali, neurodegenerative e metaboliche. Intervenire in questi ambiti significa prevenire fino all’80% delle patologie». Per Schittulli «se voglio investire nella malattia costruisco ospedali, ma oggi abbiamo conoscenze e strumenti che consentono di anticipare persino la diagnosi prima della comparsa dei sintomi». «In Italia - ha evidenziato la segretaria generale dell’Ordine dei Medici di Bari, Maria Antonietta Monteduro - appena il 4% della spesa sanitaria viene destinata alla prevenzione, una percentuale che colloca il Paese agli ultimi posti in Ue». Un ruolo importante, secondo Monteduro, è svolto anche dalle associazioni impegnate nelle campagne di sensibilizzazione, ma serve alleggerire il peso burocratico che grava sui professionisti sanitari. «I medici oggi dedicano troppo tempo alle pratiche amministrative. Se potessero dedicarne di più alle persone risparmieremmo risorse e miglioreremmo la qualità dell’assistenza». Per Fabrizio D’Addario, amministratore unico di Sanità Service, «mettere insieme economia e sanità è una sfida titanica, ma alcune azioni possono incidere in modo significativo. Tra queste la riduzione della mobilità passiva. Ridurre i viaggi della speranza rappresenta una leva fondamentale per il risanamento».