“Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento” (San Giuseppe Moscati 1923)

Tradizionalmente l’economia sanitaria viene interpretata come disciplina finalizzata all’ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili per garantire appropriatezza, efficacia ed equità delle cure. Tuttavia, nell’attuale contesto epidemiologico, essa non può più limitarsi all’analisi dei costi dell’assistenza, ma deve necessariamente includere la valutazione economica dei determinanti ambientali della salute. Le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi decenni dimostrano che una quota rilevante del carico di malattia è attribuibile a esposizioni ambientali evitabili. L’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle matrici idriche e alimentari, l’esposizione a sostanze persistenti quali diossine, PCB, PFAS e microplastiche, insieme agli effetti dei cambiamenti climatici, contribuiscono in misura significativa all’incidenza di patologie cardiovascolari, oncologiche, respiratorie, metaboliche e neurodegenerative.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e numerose agenzie internazionali hanno documentato come la Prevenzione delle esposizioni ambientali (Prevenzione Primaria) rappresenti una delle più efficaci strategie di riduzione del “burden of disease”. Ciò assume particolare rilevanza in territori caratterizzati da elevata pressione ambientale, dove gli effetti delle singole fonti emissive tendono a sommarsi e a interagire nel tempo attraverso fenomeni di esposizione cumulativa. Da un punto di vista economico, la conseguenza è evidente. L’aumento dell’incidenza delle malattie croniche determina una crescita costante della domanda di prestazioni sanitarie, dell’utilizzo di tecnologie diagnostiche avanzate, del consumo di farmaci innovativi e della necessità di percorsi assistenziali sempre più complessi.