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Non si chiedono patenti di antifascismo ai partecipanti, non si ha il diritto di decidere che cosa è lecito leggere oppure no. A meno che non si creda nell’autorità che decide il giusto e lo sbagliato

Sia detto sommessamente: c’è stato un tempo, neppure così lontano, in cui al Salone Internazionale del Libro di Torino, la più importante fiera libraria italiana e non solo, nello stesso padiglione – il primo – coabitavano tra le altre case editrici indipendenti due sigle riconducibili a idee e storie politiche non solo diverse ma diametralmente opposte: a pochi metri di distanza dallo stand di Sensibili alle foglie, marchio fondato e diretto da Renato Curcio, c’era quello delle Edizione di AR, marchio fondato e diretto da Franco Freda.