di

Cesare Bechis

Blitz dei carabinieri del Ros, coordinati dalla Dda di Lecce, che hanno arrestato Abdalmuti Abunada e perquisito l'abitazione di un suo connazionale 25enne, indagato a piede libero per gli stessi reati

Utilizzava le piattaforme Tik Tok, Facebook e Instagram per fare propaganda alla Jihad rilanciando e condividendo contenuti in lingua araba. Un profilo che non è sfuggito ai continui monitoraggi con i quali i social sono tenuti sotto stretta osservazione dall’antiterrorismo che nell’aprile dell’anno scorso ha segnalato il caso all’autorità giudiziaria. Così la notte tra il 17 e 18 giugno i carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale), unitamente ai militari della Compagnia di Brindisi, hanno arrestato a Latiano un pizzaiolo di 30 anni, originario della Palestina, per apologia del terrorismo jihadista.

La misura è stata disposta dalla gip Valeria Fedele su richiesta della pm Carmen Ruggiero, della Dda di Lecce. Il trentenne, Abdalmuti Abunada, è gravemente indiziato del reato di istigazione a commettere delitti di natura terroristica, aggravati dall’utilizzo di sistemi informativi e telematici. Nell’inchiesta è coinvolto un suo connazionale, di 25 anni, indagato a piede libero per lo stesso reato e che ha subito una perquisizione domiciliare. L’operazione ha preso il via più di un anno fa con la segnalazione alla magistratura di un profilo social riconducibile all’arrestato su cui erano pubblicati foto, video e commenti sul conflitto israelo-palestinese.