Sarebbe diventata obbligatoria nel 1971, per effetto di una legge del 1969. Ma Quattroruote lo chiede dal 1956. «Chi possiede può assicurarsi a difesa del proprio patrimonio, chi non possiede niente deve assicurarsi a favore di possibili vittime innocenti», si legge sul numero di giugno di quell'anno. Inizia così una battaglia di civiltà perché tutti i veicoli in circolazione siano assicurati per la responsabilità civile dei danni causati a terzi. E per l'istituzione di un fondo per le vittime della strada quando il responsabile non sia stato identificato. L'automobile, infatti, è sì bellezza e libertà, ma sarebbe ingenuo – ricorda la rivista – non rendersi conto che la realtà è fatta anche di incidenti, come quello accaduto tra Ronco Scrivia e Busalla, raffigurato nella foto sopra (tratta dal medesimo numero). Del resto, molti Paesi europei «hanno già spontaneamente introdotto l'assicurazione obbligatoria: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Repubblica Federale di Germania...». Non l'hanno fatto «soltanto la Grecia, l'Olanda, la Spagna, l'Italia».

Dalla dura realtà al sogno il passo è breve. Si è da poco concluso il Salone di Torino, che è stato una passerella di fuoriserie, firmate da atelier più o meno noti, e sulle basi più diverse, dalla Ferrari 250 GT carrozzata da Boano alle tante interpretazioni su base Fiat 600, tra cui la Cabriolet di Frua che si conquista la copertina. D'altra parte sono oltre venti le carrozzerie attive nel 1956, e si vede nella ricchezza di variazioni sui temi della grande serie. Pur fantasticando di coupé o spider siglate Allemano, Bertone, Pininfarina, Vignale, Zagato, la gente normale poi compra le utilitarie, come quella protagonista della nostra prova su strada: la Citroën 2CV. Oggi diremmo protagonista anche della storia, ma già nel 1956 è chiaro il suo ruolo nella motorizzazione di massa in Francia, dove "vanta" i tempi di consegna più lunghi del mercato. Frutto di un briefing tagliato sulla società rurale anteguerra (ci doveva poter stare in piedi una capra!) e genialmente interpretata da Flaminio Bertoni, non seduce però gli italiani. «Non può dirsi gradevole», scrive Quattroruote, pur elogiandone le sospensioni.