Roma, 18 giu. (askanews) – Il memorandum d’intesa tra Stati uniti e Iran non è un accordo finale, ma un quadro politico e operativo che produce effetti immediati su guerra, Stretto di Hormuz, blocco navale, petrolio e fondi congelati, mentre rinvia a un negoziato successivo i nodi più difficili: nucleare, sanzioni, garanzie, ispezioni e assetto definitivo della sicurezza regionale. La struttura del documento è il suo elemento centrale: da una parte ci sono concessioni e impegni che scattano subito o entro 30 giorni; dall’altra, le questioni decisive vengono affidate a un percorso di 60 giorni, prorogabile con consenso reciproco.
Il primo punto stabilisce la cessazione ‘immediata e permanente’ delle operazioni militari ‘su tutti i fronti’, compreso il Libano. Il riferimento non è secondario. Inserire il Libano nel testo significa collegare l’intesa tra Washington e Teheran anche al dossier Hezbollah e alle operazioni israeliane nel sud del paese. Per l’Iran, è un modo per ottenere che la tregua non sia limitata al confronto diretto con gli Stati uniti, ma includa uno dei principali fronti regionali della sua rete di alleanze. Per Washington, è anche un tentativo di evitare che nuove operazioni israeliane contro Hezbollah facciano saltare l’intero impianto dell’accordo.













