di

Rosella Redaelli

La fabbrica produce le celebri «viti a testa cava esagonale con gambo a torciglione» secondo il brevetto del nonno Egidio. Furono impiegate anche per la costruzione della sonda Apollo 11

Sulla scrivania di Jody Brugola, 46 anni, dal 2015 alla guida delle Officine Meccaniche Brugola, c’è il modellino della celebre «gamba» che Aldo, Giovanni e Giacomo, dipendenti del ferramenta «Il Paradiso della brugola» trasportano da Milano a Gallipoli. L’ufficio, nel cuore di Lissone (Monza e Brianza), è di fronte alla fabbrica che produce le celebri «viti a testa cava esagonale con gambo a torciglione» secondo il brevetto del nonno Egidio, depositato nel 1945. Ventinove grammi di acciaio al carbonio che furono impiegati anche per la costruzione della sonda Apollo 11 che portò Neil Armstrong sulla Luna. È privilegio di pochi aver dato il proprio nome ad un prodotto. Con Biro e Diesel, c’è Egidio Brugola, per tutti Jody, presidente dell’azienda da 480 dipendenti (80 nuove assunzioni negli ultimi due anni) e 170 milioni di fatturato che compie cento anni quest’anno.

Che effetto le fa vedere il nome della sua famiglia sulla Treccani?«Un effetto bello e raro. Siamo un’azienda di famiglia, nata cento anni fa grazie al nonno Egidio che aveva in mente di aprire a Lissone un’officina per produrre anelli, rondelle e viti. Era il 1926. Nel 1945 depositò il brevetto della vite a torciglione. Invece di chiamarla vite esagonale, tutti hanno iniziato a dire “vite brugola”, così è iniziata la nostra storia».