Dal 1879 gli orologi da torre hanno un nome Canonico. Michelangelo Canonico da Lagonegro (Potenza). Quattro generazioni (e la quinta è già in pista) la cui vita è dedicata a questo meraviglioso e iconico oggetto: l’orologio a cui ci si rivolge alzando lo sguardo. Michelangelo, Michele, Pietro e ancora Michele: di padre in figlio e ora verso i 150 anni con una sfida costante: adeguare lo strumento che misura il tempo al tempo in cui si vive. Gli orologi di Canonico segnano il tempo a Capri, alla Reggia di Caserta, al Palazzo Reale di Napoli, nell’orologio posto nell’arco scenico del teatro di San Carlo e in migliaia di comuni, in Italia e nel mondo. La nascita

Canonico nasce da una beffa: Michelangelo, il fondatore, il cui sguardo severo che da una foto incrocia, con il baffo d’ordinanza, il visitatore, di mestiere vendeva orologi ma da polso e taschino. Subì un furto, li perse tutti. Non si perse d’animo e pensò di sfruttare l’esperienza nel settore della misurazione del tempo. Probabilmente intercettando anche una tendenza sia religiosa, sia civile. Anzi a volte, per contrastare - alla Camillo e don Peppone - la misura civile della “sirena” che tre volte al giorno in molte aree rurali indicava l’inizio della giornata di lavoro (alle 8), il pranzo (alle 12) e la fine del lavoro (alle 17). Gli orologi da torre erano (e sono) pezzi su misura: meccanismi che dovevano, con il sistema dei pesi, segnare ore e minuti e, con altri pesi, indicarli con suoni diversi, alle comunità. Sistemi bellissimi. Un ometto, ogni giorno, doveva provvedere alla regolazione e ricarica. Tutti i giorni, feste comandate comprese, con il sole o con la pioggia. Senza l’intervento quotidiano dell’ometto, orologi fermi. E così si è andati avanti per anni. Ogni orologio aveva il suo custode. Fino all’avvento dell’elettronica. Oggi il cuore degli orologi da torre è nella tecnologia del tempo: l’ora viene aggiornata attraverso il Gps, le manutenzioni sono minime. E i meccanismi che regolano le lancette sono più performanti. Il gps Nostalgia per gli orologi meccanici regolati dall’ometto? «Eh sì, qualcuno ha provato a riattivarli», racconta Michele Canonico. «Ma ai sindaci che me lo hanno chiesto, l’ho spiegato subito: i tempi sono cambiati, dopo un mese di sali e scendi dalle torri, gli incaricati si tireranno indietro». E così è stato. Più di una volta. Ma il fascino del rintocco delle ore è immutato e anche la bellezza dei quadranti di cui colore e forma variano al variare dei committenti ha un fascino costante. «Agli inglesi non bisogna togliere le lancette d’oro e lo sfondo verde o blu». Canonico li produce in un’officina nel cuore di Lagonegro, quel pezzo di terra lucana tra Campania e Calabria, in un laboratorio che tiene insieme storia, tradizione e la tecnologia delle macchine a controllo numerico e le stampanti 3D («ora ne arriva un’altra ancora più potente», dice orgoglioso Canonico). Perché se da un lato c’è la produzione, dall’altro c’è la ricerca per le nuove soluzioni. La quinta generazione lavora su due binari: lo sviluppo commerciale, affidato a Domenico, laureato in economia, e la ricerca tecnologica, campo di Pietro, ingegnere meccanico. Perché in questa piccola azienda che conta otto dipendenti, il pane sono i brevetti, la ricerca che mantiene intatte le performance dei prodotti. In Italia ci sono due aziende che producono orologi da torre: Canonico e una ditta a Cuneo. Due modi anche diversi di produrre. Canonico produce tutti i componenti, anche perché non ci sono fornitori nelle vicinanze che possono rifornirlo e questo, se da un lato potrebbe sembrare una complicazione, dall’altro da una flessibilità che consente personalizzazioni estreme. Mentre il sistema dei fornitori impone soluzioni standard più difficili da personalizzare. Cioè lo svantaggio di essere in un’area interna, trasformato in un’opportunità. Come opportunità è la rete di installatori che Canonico ha in molti paesi che lo ha portato nelle Isole Samoa, dove è stato installato l’orologio da torre di Lagonegro più lontano da Lagonegro. «Nel Centrosud facciamo noi direttamente - spiega Michele Canonico - nel resto d’Italia e all’estero abbiamo gli installatori. Tutti i meccanismi vengono prodotti qui e loro li installano». E già che Canonico sale su torri e campanili “ingegnerizza” anche il suono delle campane. «Oggi si fa tutto con un’app», racconta sornione. Perché la crisi delle vocazioni impatta anche sulle campane. Spesso i sacerdoti hanno più chiese dove celebrare la Messa e solo con l’app si può organizzare lo scampanio e chiamare a raccolta i fedeli. Ma questo è Sud e arriva una telefonata da un paese della Calabria dove una squadra di operai sta installando un nuovo orologio. Il sindaco chiede a Canonico se gli operai devono mangiare. «Certo che sì, paga l’azienda», la replica dell’imprenditore. «Hanno già fatto, qua chi viene a lavorare da noi è nostro ospite». Quanta differenza rispetto a una missione in Baviera quando, di interprete munito, Canonico si presentò a mostrare i propri prodotti a un’impresa locale. Nell’attesa, protrattasi per un bel po’, incuriosì su un tavolo la presenza solo di una cartina dell’Italia. Entrato l’imprenditore bavarese domanda secca: «Mostratemi da dove venite». L’interprete - capita l’antifona - provò a spiegare, ma l’imprenditore incalzò. Canonico indicò allora Lagonegro. Il bavarese senza dire nulla si alzò e senza nemmeno salutare, uscì dalla stanza. Canonico non vende nulla direttamente in Germania. Ma i tedeschi comprano i prodotti di Canonico da Lagonegro, dagli importatori francesi e polacchi. «Si sarebbero risparmiati un passaggio».