Il cuore del tempo è fatto di nastri, ruote, racle, moule, mole, denti, torni, ali. Così si trasforma il battito di un ingranaggio nel ritmo delle ore e dei giorni. Quanto a lungo può vivere un orologio? Idealmente per sempre. Pare un’aspirazione romantica se non fosse ancorata alla dimensione pratica e minuta della cura. Rhabiller è un’operazione lenta e controintuitiva rispetto a una contemporaneità orientata all’obsolescenza, che sostituisce ciò che usura. Riparare vuol dire rimettere in moto, preparare di nuovo, rimettere al mondo. Un’idea che l’Occidente ha declinato soprattutto in ambito psicologico e legale (un lavoro di giustizia e ricucitura dei legami e del tessuto sociale, fin dai tempi del teatro greco) e che l’Oriente ha sviluppato nell’arte-simbolo della rinascita: il kintsugi, che veste d’oro e valore la rottura, la crepa, l’errore.

C’è però un settore in cui l’abilità riparativa è tecnica di precisione manuale coltivata e sviluppata da decenni per preservare la cultura manifatturiera: l’alta orologeria. A Ginevra e nella vicina Plan-les-Ouates, la filosofia del rhabiller significa garantire a qualunque segnatempo l’opzione di una longevità che attraversa secoli e generazioni e sfiora il per sempre. Si tratta del laboratorio interno di Patek Philippe, che per la prima volta ha aperto le sue porte a HTSI.