L’Accordo Quadro firmato a Farnborough nel 2000 è finito ai margini del dibattito europeo, oscurato dall’evoluzione delle politiche Ue sulla difesa. Eppure, di fronte alle difficoltà dell’integrazione militare, alla Brexit e al mutato contesto geopolitico, quel modello potrebbe offrire una base concreta per rilanciare la cooperazione tra i principali Paesi europei. Con una governance rafforzata, un mercato più integrato e programmi condivisi, l’obiettivo sarebbe costruire capacità comuni senza attendere nuove riforme dei Trattati. La riflessione di Michele Nones, vice presidente dell’Istituto affari internazionali

Il 27 luglio 2000 a Farnborough è stato firmato l’Accordo Quadro “relativo alle misure per facilitare la ristrutturazione e le attività dell’industria europea della difesa” fra Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito, facendo seguito alla firma due anni prima di una Letter of Intent. Purtroppo la sua ratifica come Trattato internazionale ha richiesto ulteriori tre anni a causa del ritardo italiano (anche allora, come oggi, alle prese con la mancanza di una cultura della difesa e della sicurezza). Nel frattempo veniva avviata a livello intergovernativo la costituzione dell’Agenzia Europea di Difesa e a livello comunitario una lunga e crescente serie di iniziative della Commissione Europea nel campo del mercato della difesa, allargatesi più recentemente all’intero settore della difesa (il tutto portando in dote nuove risorse finanziarie che l’hanno fatta accettare anche dagli Stati membri più sovranisti). Ambedue queste novità hanno così fatto passare in secondo piano e poi nell’oblio l’Accordo Quadro.