Quando Donald Trump ha vantato nuovi contratti per la difesa tra i successi dell’accordo imposto all’Ue in Scozia, la sorpresa degli europei è stata grande. Il presidente ha annunciato che l’Unione avrebbe comprato «un’enorme quantità» di armi americane, per «centinaia di miliardi», ma i funzionari europei incaricati di tradurre l’intesa nella pratica hanno presto chiarito che non c’era niente di concreto.

Domenica sera 27 luglio l’annuncio a Turnberry, nel golf club di Trump, lunedì mattina la precisazione europea: «L’acquisto di armi non è di competenza della Commissione, Trump ha espresso più che altro le proprie aspettative sul fatto che l’aumento delle spese per la difesa avrebbe avvantaggiato in futuro le aziende americane, ma non c’è traccia di questo nelle cifre di cui abbiamo parlato».

L’accordo sui dazi al 15% a breve termine non dovrebbe turbare troppo l’industria europea della difesa, e meno male perché il settore certo non ha bisogno di altre difficoltà, specie nell’area che dovrebbe costituirne il cuore, ovvero la collaborazione franco-tedesca.