Mario Calabresi scrittore e giornalista, direttore de "la Repubblica" (Photo by Roberto Serra - Iguana )Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 18 giugno 2026 – Mario Calabresi aveva due anni quando suo padre fu ammazzato sotto le finestre di casa. Chissà quale opinione della vita avrebbe potuto maturare. Eppure si è fatto strada da solo, avendo conosciuto anche il lato peggiore della vita. Mio padre si ‘alzava all’alba’ "E ci spostavamo a piedi", ripeteva. "O, al massimo, accovacciati ‘a sbafo’ sul paraurti posteriore dei filobus. C’era la guerra." Non lo capivo e ripetevo piccato: "Adesso la guerra non c’è più. I tempi sono cambiati!".

Oggi tocca a me spegnere la luce lasciata accesa dalle mie figlie. Le mie figlie e io siamo molto meno distanti di quanto io non lo fossi con mio padre e lui con mio nonno. C’è, oggi, chi si offende nel sentirsi definire boomer. Ma vi ricordate quando la generazione beat creò il termine ‘matusa’ per definire il solco: chi invecchia acquisisce esperienza, quella stessa esperienza che ti spinge a scendere dal treno del progresso perché, inevitabilmente, corre troppo veloce per rimanerci aggrappato come sui predellini dei filobus.