Un mercato del lavoro poco mobile, com’è oggi quello italiano, può apparire rassicurante perché più stabile. Ma una riduzione persistente della mobilità può avere effetti negativi sulla produttività e sui salari. E i rischi maggiori li corrono i giovani.
Cosa dicono i dati sui flussi occupazionali
Il mercato del lavoro italiano continua a presentare indicatori aggregati favorevoli. Nel 2025 il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1 per cento ed è ulteriormente diminuito nei primi mesi del 2026. Il numero degli occupati è elevato nel confronto storico. Ma dietro questi dati emerge un fenomeno meno visibile e potenzialmente problematico: il mercato del lavoro sta diventando sempre meno dinamico.
I segnali arrivano dai flussi occupazionali, cioè dai movimenti delle persone tra occupazione, disoccupazione e inattività. Nel 2025 sia gli ingressi nell’occupazione sia le uscite hanno fatto registrare livelli eccezionalmente bassi rispetto al passato (figura 1). I dati relativi al primo trimestre del 2026, disponibili solo a livello aggregato, restano su valori particolarmente bassi. Anche i passaggi da un lavoro a un altro – un indicatore cruciale della mobilità del lavoro – sono scesi ai minimi storici.








