Made in ItalyL’espansione in Europa permette di assorbire la frenata negli Stati Uniti causata dei dazi. Dati positivi nonostante le criticità legate al costo della carne alla peste suina in occasione dell’assemblea Assica (che compie 80 anni)di Giorgio dell'Orefice18 giugno 2026I punti chiaveMercato interno in saluteExport: più Europa, meno UsaGli 80 anni di Assica La lotta alla peste suinaLimiti all’import di carne dal BrasileAl di là dei dazi di Trump e delle perturbazioni internazionali: il settore dei salumi made in Italy ha chiuso un 2025 molto positivo con una lieve crescita della produzione, un consolidamento del fatturato (9,6 miliardi di euro, pari al +1,9%) e, nonostante le problematiche internazionali, ha raggiunto il record delle esportazioni con un giro d’affari di 2,5 miliardi e una crescita rispetto all’anno precedente del 5,3% sia in volume che in valore.Domande di approfondimento generate da 24Ore AII positivi numeri del settore della salumeria italiana saranno al centro dell’assemblea di Assica (l’associazione delle industrie dei salumi e delle carni preparate) in calendario il prossimo 18 giugno a Roma.Mercato interno in salute«I dati confermano – ha commentato il presidente di Assica, Lorenzo Beretta – che nonostante il contesto economico dominato dall’incertezza e dalla prudenza dei consumi, il nostro comparto ha registrato una lieve crescita sul mercato interno. Nel 2025 la produzione nazionale si è attestata a 1,173 milioni di tonnellate, in aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente, per un valore complessivo di 9,643 miliardi di euro (+1,9%). La disponibilità al consumo sul mercato nazionale ha raggiunto 989.200 tonnellate con un leggero miglioramento di 0,5%, mentre il consumo apparente pro capite ha raggiunto quota 16,6 chilogrammi annui, confermando il ruolo che i salumi continuano a occupare nelle abitudini alimentari degli italiani».Sempre con riferimento al mercato interno, Assica sottolinea come il prodotto più consumato resti il prosciutto cotto (con una quota di mercato del 28,1% del totale dei salumi consumati in Italia). A seguire il prosciutto crudo stagionato (21%), la categoria mortadella e wurstel (19,6%), il salame con l’8,3% e la bresaola con il 2,4 per cento.Export: più Europa, meno UsaA un mercato interno in sostanziale tenuta ha fatto da positivo contraltare l’export, che anche nel primo trimestre cresce in quantità (+1,9%) a fronte di una lieve moderazione dei prezzi. «La dinamica evidenzia un aggiustamento sul fronte prezzi cresciuti a inizio 2025 in maniera più vigorosa rispetto alle quantità», commentano da Assica, che per il 2026 stima come «in uno scenario di veloce ritorno alla stabilità internazionale e contenimento dell’inflazione, le prospettive per i prossimi mesi restano positive».
I salumi resistono alla crisi: esportazioni in crescita del 5,3% e consumi interni in tenuta
L’espansione in Europa permette di assorbire la frenata negli Stati Uniti causata dei dazi. Dati positivi nonostante le criticità legate al costo della carne alla peste suina in occasione dell’assemblea Assica (che compie 80 anni)












