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Nel pomeriggio del 14 maggio 2015, la 82enne Teresa Meneghetti venne strangolata e uccisa da un 15enne di origini dominicane nel suo appartamento di Milano. Il suo assassino, in Italia da 6 anni, aveva vissuto per un periodo nello stesso palazzo con la madre e la sorella: «Ho tentato di strangolarla e siamo caduti a terra. Siamo caduti per la spinta. Ho visto una lampada a forma di pietra e l’ho lanciata contro di lei. L’ho lanciata e l’ho lasciata cadere per tre-quattro volte». Dopo l’omicidio della signora Teresa, completamente imbrattato di sangue, il 15enne prenderà un autobus per fare ritorno a casa, dove confesserà il delitto alla madre. «Le persone sono contro di me e mi sono sfogato su di lei», così aveva giustificato l’efferato assassinio durante il primo interrogatorio.

Dolore che si unisce a un altro dolore per la famiglia della signora Meneghetti, la quale aveva già denunciato di sentirsi abbandonata dallo Stato. Dopo 90 giorni dall’omicidio della madre, la telefonata di un vicino di casa aveva sferrato a Silvia Bindella, figlia di Teresa, l’ennesima coltellata al cuore: il compagno della 82enne si era suicidato. L’uomo non aveva retto alla disperazione per la morte della sua Terry con la quale aveva condiviso 26 anni di vita. «Quella persona ha già ucciso due volte, mia madre e ora anche il suo compagno», aveva dichiarato Silvia, spiegando: «Per me era come un padre e un nonno per le mie figlie».