Libera scende in piazza oggi nelle principali città del Nord. Protesta contro una scelta del Csm sulle città considerate ad alta densità mafiosa: sono tutte al Sud, a parte Roma. L’associazione fondata da don Luigi Ciotti contro tutte le mafie non ci sta e ha deciso di organizzare iniziative a Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Reggio Emilia e Firenze per dire che le mafie sono ben radicate anche al Centro-Nord. La delibera del Csm, approvata dal plenum mercoledì scorso, non nega che ci sia la criminalità organizzata in città importanti del Centro e del Nord, ma affronta i criteri di nomina dei procuratori aggiunti: da ora in poi, chi ha fatto un’esperienza pregressa in una Direzione distrettuale antimafia non ha un punteggio in più sempre e comunque, ma soltanto se concorre per un posto di aggiunto in una Procura che opera in un territorio “ad alta densità mafiosa”. E, secondo il Csm, quelle Procure sono: Bari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma e Salerno.
Nell’elenco c’è un’assenza di peso: non è stata inserita Milano, capitale della ‘ndrangheta al Nord da almeno vent’anni, con infiltrazionI mafiose anche in comuni del resto della Lombardia, con tanto di processi a dimostrarlo , dall’”antico” “Duomo connection” a “Hydra” dei giorni nostri. Al Csm, però, dicono che la Quinta commissione, che ha proposto la delibera, si è attenuta a criteri “rigorosi”: per stilare quell’elenco di città solo del Sud, a parte la capitale, ci si è attenuti alla relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) pubblicata il 27 maggio 2025, che “costituisce, per il suo carattere ufficiale e per la sua costruzione per matrici mafiose e presenze territoriali, la principale fonte qualitativa di riferimento”. Ma non solo, la delibera fa riferimento anche ai dati “contenuti nel bilancio sociale” della Dna (Direzione nazionale antimafia) “relativo al periodo 1 luglio 2022 – 30 giugno 2024, i quali consentono di misurare, su base omogenea e comparabile, l’intensità dell’attività del circuito distrettuale e del coordinamento nazionale con riferimento ai diversi territori”; ai dati dell’Anci sui comuni sciolti per mafia e alle “tipologie” di detenuti al 41-bis.










