Nel silenzio generale il governo assesta l’ennesimo scippo al Sud. Questa volta il gioco è più sottile, perché orchestrato attraverso un provvedimento colmo di formule statistiche e tecnicismi condensati in seno all’Atto del Governo n. 400, trasmesso, per il relativo parere, alla Commissione Parlamentare per il Federalismo Fiscale.
Il testo in sé è importantissimo, nascendo per approvare la stima delle capacità fiscali per i singoli Comuni definendo le regole di calcolo delle entrate al fine di ripartire il Fondo di solidarietà comunale. In parole povere, la capacità fiscale è la stima di quanto ogni Comune riesce a incassare dalle tasse locali (come l’IMU e l’addizionale IRPEF), a parità di aliquote e considerando la ricchezza reale del suo territori.
Lo Stato usa questi dati per confrontare le entrate potenziali con i fabbisogni standard (quanto dovrebbe spendere il comune per garantire i servizi essenziali). Così, se un Comune ha una capacità fiscale troppo bassa per coprire i servizi, riceve dei fondi di aiuto dallo Stato. Peccato, però, che le metodologie delineate da questo provvedimento, che in linea teorica dovrebbero tutelare le aree fragili, finiscano per penalizzarle. E, a sostenerlo, non è solo il sottoscritto, che è stato audito dalla Commissione depositando una memoria, ma da altri autorevoli esponenti.







