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Ultimo aggiornamento: 7:55
L’ultimo provvedimento ammazza-Sud del ministro Calderoli segna l’ennesimo colpo basso sferrato a milioni di meridionali, la maggior parte ignari che la legge n. 131/2025 sia nata con l’unico scopo di sottrarre risorse alle comunità più marginali. Così, nell’assordante silenzio mediatico, sta montando sempre più la protesta di moltissimi sindaci periferici, che stanno lottando per far compiere un passo indietro al governo.
Mi riferisco a un provvedimento che, dietro la presunta intenzione di valorizzare le comunità montane, decreta incentivi fiscali e sociali con una duplice metrica: in soldoni, se l’amministrazione è del nord, avrà di più, se è meridionale probabilmente non avrà più nulla. Infatti, l’Esecutivo ha deciso di introdurre criteri più restrittivi per definire i comuni montani, puntando a ridurne il numero da 4200 a 2800. Quindi, da ora in avanti, si considererà ‘montano’ il comune che ha almeno il 25% del proprio territorio sopra i 600 metri di quota e, su almeno il 30% della superficie, una pendenza di almeno il 20%, a fronte di una altimetria media che deve essere comunque superiore ai 500 metri.
Come si traduce tutto ciò? Così: a 1400 amministrazioni verranno tagliati risorse e finanziamenti, e parliamo di realtà che, in molti casi, vede l’ospedale più vicino distare anche 100 chilometri. Inutile dire che i nuovi parametri tagliano fuori quasi tutti i comuni meridionali, eccezion fatta per quelli siciliani (casualmente una regione di centrodestra). Più specificamente, per la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige la perdita sarà prossima allo zero, così come per l’80% dei comuni alpini, mentre nulla cambierà per il 90% dei comuni veneti. Altro discorso per i territori centro-meridionali, dove molte regioni (come la Puglia) conosceranno perdite che si attestano tra il 45% e il 65%.






