Accertamenti fiscali basati sui conti correnti? Occhio alla documentazione allegata perché se nell’avviso mancano i dati del provvedimento che ha consentito l’accesso le pretese del Fisco si possono contestare.
Le novità grazie all’ordinanza della Cassazione 19960 depositata il 15 giugno scorso, che obbliga il Fisco a rispettare specifici paletti a tutela della privacy. Chi riceve l’accertamento deve conoscere le motivazioni dell’accesso e deve poter valutare la correttezza dell’atto, altrimenti i dati bancari non possono essere usati. Un principio che rende contestabili anche gli accertamenti del passato quando questi elementi mancano.
In quali casi si può contestare
Secondo la Cassazione, dunque, gli accessi al c/c da parte del Fisco sono leciti, ma l'ingerenza nella vita privata di chi subisce il controllo deve essere motivata e basata su presupposti specifici. Se nell'avviso di accertamento manca l’atto di autorizzazione in modo da permettere una verifica concreta, il provvedimento diventa illegittimo. La sentenza chiarisce anche come far valere i propri diritti: l’illegittimità non può essere rilevata automaticamente dal giudice tributario, ma deve essere il contribuente a farla presente nel suo ricorso contro l'avviso. Chi ha già un contenzioso aperto può avvalersi anche dei nuovi principi.







