Cesena, 17 giugno 2026 – L’avvio ufficiale del percorso per la candidatura dell’arte della calzatura italiana nella novero dei patrimoni Unesco arriva come un refolo d’aria fresca per il distretto di San Mauro Pascoli, da tempo impantanato in una crisi che sta mettendo a dura prova la tenuta sociale del territorio. Se, nell’ultimo trimestre del 2025, il fatturato complessivo del settore - in tutta Italia - ha segnato un timido +1,1%, invertendo una sequenza in calo durata una decina di trimestri consecutivi (dati Assocalzaturifici), è anche vero che l’ultimo dato sull’export continua a mostrare il segno ‘meno’ (-1,1% nel 2025). Sono numeri da non sottovalutare, quelli sull’export, dal momento che i mercati esteri sono arrivati ad assorbire oltre l’85% della produzione nazionale di calzature.
La situazione è ancora più preoccupante nei distretti come quello sammaurese, specializzato nella calzatura elegante e nell’alto di gamma, mentre il comparto delle sneakers e scarpe sportive non conosce battute d’arresto, avendo chiuso il 2025 a +1,4%.
"Anche le realtà storiche alzano bandiera bianca”
“A San Mauro Pascoli abbiamo perso, solo nell’ultimo anno, circa 200 addetti – esordisce Manuela Alfinito, segretaria Femca Cisl Romagna – e registrato un calo occupazionale del 2,8%, mentre le imprese attive sono diminuite del 25% rispetto al 2020. Solo nel 2025 si sono contate 12 chiusure definitive: una conferma di come anche le realtà storiche stiano alzando bandiera bianca di fronte a una tempesta perfetta, fatta di instabilità geopolitica e mutamento dei consumi”.













