Il patrimonio di conoscenze e il "saper fare" artigianale dei calzaturieri marchigiani è contemplato nel progetto nazionale di candidatura dell’Arte della calzatura italiana a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. La firma della richiesta è avvenuta ieri mattina al Mimit, alla presenza dei ministri Urso e Valditara, da parte dei componenti del comitato promotore, composto dalla presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini, da Antonio Calabrò e Marco Amato per Museimpresa, da Serena Musolesi per Cercal e Alice Marcato per il Politecnico calzaturiero.
"La calzatura italiana è una delle espressioni più riconoscibili del nostro sistema produttivo – ha detto Urso –. Sosteniamo questa iniziativa perché valorizza un patrimonio di competenze nato nei distretti industriali italiani e fondato sull’equilibrio tra tradizione, innovazione e qualità del lavoro". "Il riconoscimento Unesco evidenzia le specificità territoriali custodi del saper fare che ha caratterizzato il successo del comparto negli anni – ha aggiunto Ceolini – ed è l’occasione per rendere visibile un patrimonio di conoscenze che costituisce parte essenziale della nostra identità produttiva". Valditara ha sottolineato il ruolo della formazione tecnico-professionale nel costruire continuità tra scuola e impresa e nel sostenere l’evoluzione delle competenze chieste dal settore. "La scuola e la formazione tecnico-professionale – ha detto – sono chiamate a costruire le competenze che sosterranno il futuro del Made in Italy". La candidatura si configura così come un progetto di sistema che mette al centro territori, comunità e competenze per accompagnare nel tempo una delle espressioni più identitarie della manifattura e rafforzarne il posizionamento internazionale.








