Il Parlamento europeo dà la sua approvazione definitiva al futuro quadro normativo sulle nuove tecniche genomiche, in Italia chiamate anche tecniche di evoluzione assistita (Tea). La deregolamentazione di gran parte dei nuovi Ogm è legge e si tratta di uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi decenni sulle norme comunitarie in materia di alimenti e mangimi geneticamente modificati. Da una parte si cerca di rispondere alla sfida dei cambiamenti climatici e della lotta alle fitopatie, dall’altra però da più parti si sottolinea il rischio concreto di concentrare in poche mani di alcuni grandi produttori il controllo del mercato delle nuove sementi geneticamente trattate. L’Aula di Strasburgo, di fatto, ha confermato l’intesa politica raggiunta a dicembre scorso con i Paesi Ue, bocciando tutti gli emendamenti presentati dai gruppi Socialisti e Democratici, Verdi e Sinistra per riaprire il testo. Si introduce, così, una distinzione tra piante derivate da Ngt di categoria 1 e Ngt di categoria 2. Le prime sono considerate “equivalenti alle piante convenzionali” per una questione di lunghezza delle sequenze di Dna modificate (meno di 20 nucleotidi). In base a questo parametro, le piante da Ngt di categoria 1 vengono esentate dalle attuali norme sugli Ogm: rimane l’obbligo di etichettatura per i sementi e altro materiale riproduttivo, ma non sarà richiesta alcuna valutazione del rischio ambientale o sanitario, né ci saranno obblighi di tracciabilità lungo la filiera o di etichettatura per il consumatore finale.