Richieste sul costo dell’energia e del lavoro, la conferma che la fabbrica di Cassino dovrà aspettare almeno dicembre per avere un piano di rilancio che passerà da una partnership cinese e, ancora una volta, nessuna reale aggiunta nel breve periodo nello scacchiere dell’assegnazione dei nuovi modelli. L’audizione dell’amministratore delegato Antonio Filosa davanti al Parlamento conferma che l’Italia dovrà aspettare anni per comprendere se le decisioni prese da Stellantis avranno un impatto sulla produzione. A naso, non sembra esserci alcuna rivoluzione nonostante il manager abbia aperto la sua relazione con un grande classico, già spolverato da John Elkann lo scorso anno: “L’azienda affonda le sue radici anche in questo bellissimo Paese”. Subito dopo ha lavato i peccati del passato addossando sostanzialmente la colpa degli errori al suo predecessore Carlos Tavares: “Abbiamo anteposto qualità a efficienza a tutti costi”, sono state le sue parole.

Le richieste alla politica

Quindi ha messo in chiaro che, oltre alle regole europee, l’Italia ha due grandi problemi endogeni: il costo dell’energia e la minor flessibilità rispetto ad altri Paesi. “Qui paghiamo 204 euro a megawatt ora, in Spagna 90 e in Francia 101. Un divario non sostenibile, per noi e i nostri fornitori. Servono risposte urgenti e straordinarie”, ha spiegato precisando poi che l’incidenza dei costi su un’autovettura è pari al 6% oltre a quello che si trascinano i componenti. Per questo, ha chiesto interventi pesanti al governo e si è rivolto anche agli amministratori locali sollecitando tempi più brevi per autorizzare impianti fotovoltaici e centrali a biomasse, due direttrici verso le quali sostiene che Stellantis si stia muovendo insieme alla richiesta di rientrare tra le aziende energivore. Sul costo del lavoro, invece, ha caldeggiato maggiore flessibilità benedicendo il decreto Primo Maggio e l’emendamento presentato dal leghista Alberto Gusmeroli, presidente della commissione davanti alla quale parlava, che apre le porte alla possibilità di distaccare i lavoratori verso altre aziende anche con un contratto nazionale diverso, purché nel quadro di un accordo sindacale. “Solo con sostegno su questi due aspetti il nostro impegno può trasformarsi in successo”, ha avvisato. Quindi ha chiarito, ricordando la mossa concordata con Volkswagen e Renault sul “Made in Europe” per contrastare l’avanzata dei cinesi, che “per la sostenibilità a lungo termine, serve un quadro normativo che ci sostenga in Italia e in Europa”.