Da almeno quindici anni, quando uno studente deve fare una ricerca, il copione è lo stesso: apre Wikipedia, copia, incolla, consegna. L’intelligenza artificiale generativa rischia di essere lo stesso meccanismo elevato all’ennesima potenza: non serve più nemmeno scegliere quale paragrafo copiare, perché l’algoritmo scrive già tutto, su misura, pronto per essere consegnato. Come si fa, in pratica, a costruire un algoritmo che vada nella direzione opposta? La riflessione di Marco Iannaccone

Mario Caligiuri sostiene da tempo una tesi tanto semplice quanto dirompente: se gli algoritmi commerciali sono riusciti a catturare l’attenzione di milioni di persone per spingerle a comprare, non si vede perché non si possa costruire un algoritmo capace, con la stessa efficacia, di promuovere il pensiero critico invece del consumo compulsivo. È la proposta con cui ha rilanciato il dibattito sulla guerra cognitiva in corso nelle nostre società: una battaglia che non si combatte più solo con le armi, ma per il controllo dell’attenzione e del modo in cui le persone, soprattutto le più giovani, imparano a pensare.

Il rischio, nelle scuole, ha già un precedente facile da riconoscere. Da almeno quindici anni, quando uno studente deve fare una ricerca, il copione è lo stesso: apre Wikipedia, copia, incolla, consegna. L’intelligenza artificiale generativa rischia di essere lo stesso meccanismo elevato all’ennesima potenza: non serve più nemmeno scegliere quale paragrafo copiare, perché l’algoritmo scrive già tutto, su misura, pronto per essere consegnato. Come si fa, in pratica, a costruire un algoritmo che vada nella direzione opposta?