Il pasto rappresenta, in ogni cultura, un momento fondamentale di piacere, convivialità e benessere. Tuttavia, per molte persone che convivono con la sclerosi multipla e affrontano quotidianamente la disfagia, questo rito si trasforma spesso in una necessità meccanica e priva di stimoli. Per ragioni di sicurezza, la consistenza del cibo deve essere modificata, diventando morbida e cremosa, ma questo comporta spesso una perdita di sapore e un’estetica monotona.Per restituire dignità e piacere a questo momento, il PoliTO Food Design Lab del Dipartimento di Architettura e Design-DAD del Politecnico ha avviato una sperimentazione innovativa in collaborazione con il centro diurno di AISM Torino (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e la Cooperativa Animazione Valdocco.Il cuore del progetto risiede in un approccio profondamente umano che pone domande essenziali: "Cosa manca in quel piatto?" e "Cosa lo renderebbe davvero appetibile?". L'obiettivo è trasformare la necessità clinica – consistenze cremose, adeguate alla consumazione del pasto in sicurezza – in un’esperienza sensoriale gratificante.La sperimentazione, nata inizialmente dalle tesi di laurea di Tommaso Sottopietra e Chiaraluna Ughetti nell’ambito del Corso di Laurea in Design Sostenibili per il Sistema Alimentare del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Parma, si è evoluta in una ricerca applicata condotta dal team composto da Cristian Campagnaro, Raffaele Passaro e Martina Manfredi. Il valore sociale dell'iniziativa emerge chiaramente nel suo metodo: co-design e co-crafting. Ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse, insieme a operatori e operatrici del centro diurno, pazienti compresi, lavorano fianco a fianco, testando le soluzioni direttamente con le persone ospiti della struttura su due ambiti d’azione concreti come lo sviluppo di insaporitori secchi in polvere – creati appositamente per restituire varietà e carattere alle creme, evitando che il sapore risulti sempre uguale e spento – e la selezione ragionata di stoviglierie, con un intervento sull'estetica e sulla gestualità per migliorare la presentazione del pasto e la qualità del contesto in cui avviene.“Questa sperimentazione entra nella quotidianità delle persone e ne migliora la qualità della vita, in dialogo costante con coloro che vivono ogni giorno quei bisogni e coloro che lavorano con essi”, spiega il dottor Raffaele Passaro, coordinatore delle attività di ricerca del PoliTO Food Design Lab.Attivo dal 2017, il PoliTO Food Design Lab è un laboratorio "pop-up" inserito nel progetto Fighting Food Waste Design focus (FFWD). La sua missione è portare il design dove può fare concretamente la differenza, affrontando macro-tematiche come la povertà alimentare, l'accesso al cibo e la sostenibilità.Attraverso questo progetto con AISM e la Cooperativa Valdocco, il design dimostra la sua capacità di essere uno strumento di inclusione sociale, partecipazione e empowerment, capace di ascoltare i bisogni più silenziosi e costruire soluzioni che rendano la quotidianità più dignitosa per le persone. “Lavorare al fianco di AISM e Cooperativa Valdocco è un atto concreto con cui portare la ricerca universitaria applicata dove può fare davvero la differenza; in questo senso, il design partecipativo è una pratica molto concreta con cui l’ateneo può interpretare la terza missione ad impatto sociale, valorizzando esperienze e competenze locali”, spiega Cristian Campagnaro, responsabile scientifico del progetto e del laboratorio.