Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, l’Eu Ets, resta uno degli strumenti più rilevanti costruiti dall’Unione europea per sostenere la transizione industriale ed energetica. Dal 2005 ha contribuito a tagliare le emissioni nei settori regolati, ha generato un segnale economico di lungo periodo per imprese e governi e ha prodotto circa 260 miliardi di euro di entrate attraverso le aste delle quote. Ma in Italia questo potenziale continua a essere utilizzato solo in minima parte.
È il tema al centro dell’evento “L’Ets per l’Italia: competitività, sicurezza, prospettive”, organizzato da Ecco – il think tank italiano per il clima – e ospitato a Palazzo Montecitorio dal vicepresidente della Camera Sergio Costa, in vista della revisione del sistema attesa dalla Commissione europea il 15 luglio 2026.
«Dal 2005 ad oggi l’Ets europeo ha fornito a imprese e governi un quadro normativo e un segnale economico di lungo periodo, incentivando investimenti in elettrificazione, efficienza energetica e innovazione. Sospendere o indebolire questo meccanismo rischia di generare incertezza normativa, scoraggiando gli investimenti, in una fase più che mai cruciale per garantire competitività al sistema paese», spiega Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo di Ecco.







