Continuano le ricerche di Alisya e Sarah, le sorelle scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, ormai da 10 giorni. La madre, Valentina D’Acunto, ha risposto alle accuse del fidanzatino della ragazzina più grande, che avrebbe orientato inizialmente le indagini contro la donna, riferendo dell’esistenza di una lettera in cui avrebbe scritto alle figlie che sarebbe andate a prenderla anche con la forza. I legali di D’Acunto, in un duro comunicato, hanno difeso la loro assistita.
Il comunicato di Valentina D’Acunto, madre delle sorelle scomparse
I legali di Valentina D’Acunto, la mamma di Alisya e Sarah, hanno affidato ad un comunicato una serie di considerazioni per allontanare da lei qualunque sospetto di aver partecipato alla fuga delle figlie.La nota è stata letta a Storie Italiane, programma di Rai 1 condotto da Eleonora Daniele, mercoledì 17 giugno:“Se due minori, una delle quali sotto 10 anni, si sono allontanate durante la notte da una struttura deputata alla loro protezione, la prima domanda non può essere rivolta alla madre che ha appreso la notizia quando le figlie risultavano già irreperibili. La prima domanda deve riguardare il luogo in cui le ragazze si trovavano, le condizioni materiali della struttura, i turni di presenza, i controlli notturni, i presidi di sicurezza, i tempi dell’allarme, le comunicazioni eseguite e le eventuali omissioni. La signora Valentina D’Acunto ha riferito di aver avuto notizie della scomparsa nella tarda mattinata di domenica, tra le ore 12:30 e le ore 13, quando i carabinieri di Formia si sono recati presso la sua abitazione cercando le ragazze. Nessuna comunicazione preventiva le era stata indirizzata dalla casa famiglia o dai soggetti preposti alla tutela dei minori. Tale circostanza, ove confermata, è incompatibile con qualsiasi narrazione che pretenda di far gravare sulla madre il peso di fatti verificatisi. Il conflitto familiare pregresso, i provvedimenti civili o minorili, le valutazioni dei servizi e le ricostruzioni personali non possono essere utilizzati per eludere il punto centrale: nel momento della scomparsa le ragazze non erano presso la madre, erano affidate a un sistema di protezione che aveva il dovere di vigilare, prevenire, accorgersi, comunicare e attivarsi tempestivamente. Non può essere accettata alcuna inversione della realtà Valentina D’Acunto non è il luogo da cui le minori sono scomparse, non è il soggetto che aveva la vigilanza notturna, non è il soggetto che avrebbe dovuto impedire materialmente l’allontanamento dalla struttura, non è il soggetto che, secondo quanto da lei riferito, avrebbe dovuto comunicarle per primo la scomparsa delle figlie e non lo ha fatto”.













