In sala è arrivato La voce di Hind Rajab, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania. Un film potente, che si propone di diventare un simbolo di dissenso contro il genocidio in Palestina. Si potrebbe dire che sia stato pensato e realizzato per smuovere le coscienze, soprattutto di chi è ancora arenato tra torti e ragioni di Palestina e Israele, ma in realtà questo piano viene del tutto superato. Il fine è chiaro: vedere in questa goccia un mare di storie che accadono ogni giorno e non devono più ripetersi. Perché la richiesta di aiuto di una bambina di sei anni non può rimanere inascoltata.
In sala è arrivato La voce di Hind Rajab, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, vincitrice del Leone d'Argento – Gran Premio della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia 2025, quinto film più visto al boxoffice del weekend. Un film potente, che si propone di diventare un simbolo di dissenso contro il genocidio in Palestina. È stato selezionato come rappresentante della Tunisia per la categoria miglior film internazionale agli Oscar 2026 e, ad oggi, sembra essere il favorito alla vittoria. Anche il nostro candidato, Francesco Costabile con Familia, lo guarda con ammirazione nella corsa che, semmai fosse, li vedrà concorrere nella stessa categoria: "È un film necessario, figlio dei suoi tempi. Pellicole del genere sono strumenti che ci aiutano a portare nelle scuole temi difficili, come la violenza di genere o le guerre", ha dichiarato. Costabile ha ragione, è un film necessario, ma forse non solo per quello che si pensa. Non occorre vederlo per stabilire torti e ragioni, per prendere posizione nel conflitto in Medio Oriente, la sua utilità è ben altra. La voce di Hind Rajab si propone di mettere tutti d'accordo sul fatto che l'assenza di umanità di fronte alla richiesta di aiuto di un bambino è il fallimento più grande che avremmo mai potuto immaginare. Essere sordi al richiamo della piccola Hind, di soli sei anni, intrappolata in una macchina crivellata di colpi, con zii e cugine morte sugli altri sedili, e sentirla lamentarsi per oltre quattro ore perché ha paura, "ci sono i carri armati che avanzano", è qualcosa che innesca un'impotenza che logora, difficile da gestire anche una volta usciti dalla sala.












